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Settimana musicale. Lucio Perotti: “Le mie scelte, per un’iniziativa cresciuta significativamente negli anni. “

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“Ho accettato molto volentieri la proposta degli Amici del Museo di assumere la direzione artistica della Settimana mirtense – per la quale avevo suonato già qualche volta in passato – perché è un’iniziativa molto bella, che è cresciuta significativamente negli anni grazie al lavoro dell’associazione e dei suoi volontari, e va dunque seguita e sostenuta”.

maxresdefaultIncontriamo il maestro Lucio Perotti alla vigilia dell’inizio della XII edizione della Settimana musicale mirtense, che quest’anno si articola in due lunghi week end per un totale di dieci concerti. Gli chiediamo di raccontarci com’è nata questa “sua” Settimana musicale, quali sono state le idee che lo hanno guidato.

“Ho pensato che fosse giusto mantenere tutto ciò che funzionava – risponde Perotti –, come i rapporti con i conservatori, con le istituzioni locali, con le scuole. Di ‘mio’ in questa Settimana c’è sicuramente la volontà di allargare lo sguardo sul panorama musicale, per cui ho voluto portare, qualcosa di più contemporaneo, come l’Ensemble NoGo, che propone un tipo di repertorio fatto di tanti linguaggi diversi, un panorama nuovo, musicalmente parlando, per quanto riguarda la Settimana.

“Poi ho voluto fortemente fare un concerto assieme alla Banda nazionale Garibaldina, che è una realtà importante di Poggio Mirteto, sia dal punto di vista storico sia perché è una palestra per tanti ragazzi che studiano lo strumento: da lì sono nati tanti musicisti che oggi sono famosi, come Alessio Allegrini ed Enzo Turriziani, che sono prime parti soliste dell’orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia.

“L’ultima novità, non certo per importanza, è la conferenza concerto su Caravaggio con uno storico dell’arte del valore del professor Claudio Strinati, che qui da noi acquista anche un valore in più, vista la recente scoperta del paesaggio di Castel S. Pietro nel Sacrificio d’Isacco, un unicum nell’opera di Caravaggio”.

A proposito della Banda, nei piccoli centri come Poggio Mirteto c’è molta più “passione attiva” nei confronti della musica di quanta non ci sia nelle grandi città…

“In Italia abbiamo la grande fortuna di avere istituzioni come le bande. Che nell’immaginario collettivo sembrano realtà folcloristiche, semplici. Mentre in realtà costituiscono il background culturale musicale del nostro paese. Dal Nord al Sud ci sono bande stupende. La nostra, la banda garibaldina, è tra le più importanti”.

Parlavi prima del valore della banda garibaldina. In effetti per suonare la Rapsodia in Blu servono sia un grande pianista sia una banda che sia quasi un’orchestra…

“In effetti serve una banda che sia una banda da concerto. Serve una banda che sappia – come la nostra sa e ce lo ha dimostrato a più riprese – suonare e intepretare musiche che non siano solo quelle del repertorio bandistico tradizionale. La nostra questo valore ce l’ha nel dna: ha avuto direttori assai bravi e il nostro Claudio Gamberoni è uno dei più validi. Questa versione della Rapsodia si rifa alla partitura originale, che non è di Gershwin ma di un arrangiatore che si chiamava Ferde Grofè, e non era per pianoforte e orchestra ma per pianoforte e Jazz band. La nostra non è una jazz band ma è comunque un ensemble di fiati, quindi le caratteristiche timbriche e gli aspetti più ritmici del brano vengono valorizzati da questo tipo di formazione”.

Il concerto del NoGo ensemble e la sua musica contemporanea sono una bella sfida. La musica contemporanea nell’immaginario collettivo è difficile, “pallosa”, per intellettuali. È una sfida che ti senti di vincere?

“È una sfida che si deve vincere. Se proposta nel modo giusto si vince normalmente, come si vince portando pezzi di musica classica. La musica è un linguaggio. Tutto dipende da come questo linguaggio arriva. Non si può fare a meno di conoscere i nuovi linguaggi. In quanto nuovi richiedono un’attenzione maggiore. Ma sono anni che mi muovo anche nell’ambito della musica contemporanea e ci sono autori molto interessanti che hanno composto anche brani che arrivano facilmente a tutti. Le mie scelte sono andate proprio in questa direzione”.

È una serata più adatta ai giovani?

“È adatta ai giovani ma è adatta a tutti”.

Per chiudere, la conferenza concerto su Caravaggio. Dal punto di vista musicale che scelta hai fatto? Una scelta filologica, con musiche dell’epoca del pittore lombardo, o una scelta “libera”?

“Una scelta assolutamente libera. Con Claudio Strinati abbiamo un’esperienza ormai collaudata di queste conferenze concerto. Mi sento di potermi muovere liberamente. Inoltre, mi piace l’idea di non creare corrispondenze didascaliche: artista del Seicento, musiche del Seicento. L’opera di Caravaggio si accompagna benissimo con la musica ricercata di Ligety. Il Sacrificio d’Isacco propone suggestioni visive che si accompagnano benissimo con suggestioni musicali più moderne”.

 

 

 

 

 

 

 

Author: Enrico Galantini